sabato 25 maggio 2013

E Il sesto giorno, mia madre inventò le pulizie

Stamattina mi sono svegliato ancora prima che la sveglia puntata alle 9.00 suonasse; tanto per farvi capire i miei folli venerdì sera. A casa Romano vigono poche ma ben precise regole, una di questa è: se ti trovi in casa il sabato mattina prendi uno straccio e inizia a pulire qualcosa.


E per pulire qualcosa non può mancare la musica adatta. Mai impostare la vostra libreria musicale in modalità random, non farà altro che prolungare e rendere più faticosi i vostri lavori domestici. Ogni mansione vuole la sua musica:

Per spolverare l'ideale è il Greatest Hits di Jennifer Lopez, così possiamo fingere di essere le nuove Marisa Ventura nel remake di Un Amore a 5 Stelle, e se non sapete di cosa sto parlando scaricate subito la filmografia di J.Lo e fateve na cultura.




Se invece dovete passare l'aspirapolvere, la canzone che fa per voi è Celebration di Madonna, in modo da darci un tono anche col Folletto in mano.



Breathe on Me di Britney parte, invece, nel momento in cui vi accingete a rifare il letto e questo è uno di quei momenti in cui una .gif vale più di mille parole.



Il lavaggio del pavimento è il momento in cui mi viene da fare quelle profondi riflessioni che portano ad importanti cose come la nascita di questo post. Rifletto sulla mia vita, su ciò che ci circonda, e su come sia possibile che la signora del piano terra produca questo fetore da cane bagnato ogni volta che cucina qualcosa. 
Si vede che l'acqua buttata sul pavimento mi rilassa, oppure che le esalazioni di Riocasamia alla mentuccia mi sono arrivate dritte al cervello. In ogni caso per questo momento di pulizie scelgo sempre una canzone profonda e di spessore tipo Better The Devil You Know di Kylie, Anything Could Happen di Ellie Goulding oppure qualcosa a caso dell'Aguilera che lei fa molto lavaggio di pavimenti.

A questo punto la mia stanza è pulita, e io sono reduce dal concertone pop del millennio. Ora correte su Spotify e fatevi una bella playlist per le pulizie!



martedì 7 maggio 2013

Le 10 Invasioni di Palco Più Belle di Sempre

Le invasioni di palco da parte di fan più o meno indemoniati sono vecchie quanto le parrucche di Cher, eppure non cessano di esistere nonostante l'evoluzione della nostra specie, chiaramente illustrata da questa esaustiva diapositiva:


Ultimo artista violentato nel profondo sul proprio palco è Justin Bieber, che nel corso del suo ultimo concerto a Dubai è stato bruscamente salvato dalle grinfie di una ragazzina dodicenne, con tanto di pianoforte sbattuto per l'aria dai bodyguard. Possiamo tutti immaginare quanto sia pericolosa una ragazzina ad un concerto di Justin Bieber.




Altra storica invasione di palco risale al 1981, quando i Keith Richards prese a chitarrate un fan salito sul palco mentre Mick Jagger cantava allegramente Satisfection sommerso da palloncini e vestito da Geri Halliwel.


Schifata come se un piccione le avesse cagato sul palco invece è Lady Gaga, che, davanti ad un fan letteralmente adorante e strisciante, indietreggia sui tacchi fino a scampare il pericolo.



Signora come poche, Laura Pausini, che quando non canta mi sta sempre più simpatica. Capendo, dopo qualche attimo di terrore, che sul palco non è atterrato Osama Bin Laden, la Pausini tranquillizza la sicurezza e congeda la sua fan lesbica con un bell'abbraccio.




Chi non avrebbe dovuto risparmiare in sicurezza per quel concerto in Germania è Robbie Williams catapultato giù dal palco da un fan che probabilmente molto fan non doveva essere.




Il bodyguard di Miley Cirus invece è convinto di essere la guardia del corpo del Papa: dopo aver ributtato tra la folla la fan arrivata sul palco, trascina Hanna Montana dietro le quinte in salvezza come se da un momento all'altro il palazzetto dovesse crollare.




Spettacolare a tal punto da far pensare che sia stata tutto una messinscena, è l'invasione di palco di un fan coreano ad un concerto di Michael Jackson. I due ci regalano uno sbalorditivo momento Rose&Jack.



Sarà stato un fan dei Blur il tizio che è salito sul palco di Noel Gallagher per spingerlo con la faccia a terra. Adorabile.


Più che un'invasione di palco, quella subita da Emma Bunton a Fantastico1997 è una richiesta di pompino. Indimenticabile. (minuto 1.20)


Chiude la classifica delle 10 invasioni di palco più belle della storia: Britney Spears, ancora cagata sotto nel suo body da poliziotta, che ci regala un'espressione che mai più senza!



Non avrei mai pensato che Justin Bieber diventasse la mia ispirazione per un post di comeback su questo blog!

mercoledì 19 dicembre 2012

#PresepiLaici

Natale è cominciato quando ho deciso di aprire il mio burrocacao al peppermint twist e quando ho visto su twitter i #PresepiLaici di Beniamino Marini. Mi sono accorto che ancor prima di sapere della deliziosa iniziativa natalizia, anche io ho realizzato il mio presepe laico, son pur sempre napoletano in fondo!


Presepe Laico Pop, creazione propria

Presepe Laico Giurassico, di Beniamino Marini

Presepe Laico Indovina Chi, di justLuke88TV

e il vostro presepe laico è pronto? E perché non lo postate su twitter con l'hashtag #PresepiLaici? Il più bello non vincerà un cazzo, però ci faremo due risate.





venerdì 7 dicembre 2012

Regali di Natale: pietà l'uno per l'altro

Dicembre, fine dell'anno, mese di Natale e mese di classifiche. Unendo questi due elementi insieme ne è uscita fuori la top5 delle confezioni regalo più brutte di tutti i tempi, quelle che fanno tanto anni 90 e che spesso ti portano a casa le zie lontane, quei parenti che vedi solo il giorno di Natale o qualcuno che ti vuole davvero male.


Partendo dal basso, alla posizione numero 5 troviamo i Ferrero Prestige: contare le vittime delle confezioni di cioccolatini Ferrero a Natale è un po' come contare le figure di merda di Luca Giurato: impossibile. State sereni che almeno una confezione in plastica trasparente e oro arriverà a casa vostra e ci resterà pressoché fino a Pasqua, visto che per una legge cosmica a noi ancora sconosciuta, se i Rocher finiranno nel giro di tre ore, i Pocket Coffee e i Mon Chéri non se li cagherà manco il vostro cuginetto obeso in età di sviluppo. Vano il tentativo di riciclarli nelle calze per la Befana, finiranno per marci lì invece che nella scatola di plastica.


Posizione numero 4 per le Trousse Pupa: ogni anno la Pupa ci delizia con nuove trousse da regalo dalle forme sempre più imbarazzanti. La sostanza è sempre la stessa: aspetto di merda fuori e colori di merda dentro. I must heve degli anni 90 sono state sicuramente quelle a forma di Orsetto, lo YoYo e la Matrioska, se poi ricevevi la Trottola allora eri super figa nonostante ti presentassi al cenone di Capodanno col rossetto lilla che fa i denti gialli.







Ancora Ferrero alla numero 3 con La Piramide Ferrero Rocher: esteticamente una delle confezioni più trash che l'uomo abbia mai inventato, risulta gradevole alla vista solamente accostata al modellino in plastica di una gondola veneziana e alla statuetta pendente della Torre di Pisa. Questo è il simbolo indiscusso del Natale anni 90 e a differenza delle confezioni miste ha un punto a favore: i Ferrero Rocher finiranno, prima o poi.





Quell'obbrobrio blu e argento che è la Bottiglia di Baci Perugina si piazza alla numero 2: non mi fido di bottiglie che non hanno nulla di alcolico dentro. Soprattutto durante le feste di Natale.










Meritata medaglia d'oro alle Confezioni regalo Tesori d'Oriente: non dirò nulla contro chi ha inventato i Tesori d'Oriente, avranno già tante pene da scontare nell'aldilà o nella prossima vita; ma posso dire qualcosa contro chi si ostina ad usare Tesori d'Oriente: le profumazioni fanno tutte cagare, non sono profumi e non sono deodoranti, sono utili invece come spray per difesa personale dato che più o meno abbiamo testato tutti il loro potere stordente in un viaggio affollato in metropolitana. La confezione solitamente è composta da un deodorante che puzza, una crema corpo che fa ancora più cagare ed un oggetto inutile come una saponetta che non lava, una beauty da bagno dove non entra manco una lametta per la barba oppure una lanterna per candele.

Quest'anno per Natale chiedo una cosa: pietà l'uno per l'altro.

sabato 1 dicembre 2012

#1share1condom

2012, internet, gli iPhone, Lady Gaga, sei stagioni e due film di Sex and The City. Eppure il preservativo è ancora un tabù, più di quanto si creda.

Se la ricerca è importante, prevenire è ancora più importante. Oggi nella Giornata Mondiale contro l'AIDS incontro ancora un mucchio di ragazze impaurite dal comprare una scatola di preservativi e che considerano inconcepibile il portarsi un preservativo in borsetta, poi su Facebook siamo tutte Carrie Bradshaw e Samantha Jones. Non avete capito un cazzo nemmeno da uno stupido telefilm.
E i ragazzi, i ragazzi non hanno ancora capito quanto fottutamente sexy siamo quando ci mettiamo un preservativo.

Nel 2011 più di tremila persone in Italia hanno scoperto di essere sieropositive, e sono soprattutto maschi eterosessuali. Il problema ci riguarda tutti, nessuno escluso.

Cosa possiamo fare?
Su Twitter la Durex lancia la campagna #1share1condom, ogni volta che l'hashtag viene twittato verrà donato un profilattico per un proggetto di prevenzione all'Hiv

Possiamo donare sul sito ufficiale del World Aids Day

Possiamo informarci e partecipare alle iniziative benefiche, di sensibilizzazione e di educazione organizzate da ANLAIDS in ogni regione d'Italia.

Ma la prima cosa che possiamo fare è comprarci un pacco di preservativi.

lunedì 26 novembre 2012

Comprare un disco dei One Direction è difficile

''...e arriverà prima o poi il momento in cui ti sentirai anche tu vecchio.'' dice sempre mia mamma. E mentre per Madonna questo momento non è ancora arrivato, il mio mi è stato gentilmente sbattuto in faccia da una commessa della Feltrinelli un paio di giorni fa. 
Già in balia di una rigorosa tabella di marcia che, in teoria, dovrebbe portarmi al traguardo della corsa ai regali di Natale in maniera più serena per me e per le mie finanze, evitando così di comprare tutti i regali su un autogrill alle 21.30 del 24 dicembre, ho ben pensato di prendere il disco dei One Direction poiché la mia pigrizia mentale e fisica non mi ha dato alternative da regalare ad una dodicenne.

Sembrava un operazione semplice, e invece arrivo alla Feltrinelli e mi ritrovo davanti ad uno scaffale colmo di roba dei One Direction, ognuno con una copertina diversa. Resto lì per 15 minuti buoni a studiarmi le tracklist di ogni singolo disco fin quando non mi decido, con aria disperata, a chiedere aiuto ad una giovane commessa che con aria sufficiente mi risponde: ''L'ultimo disco dei One Direction è questo. Non si capisce?!''. E per la prima volta in vita mia mi sono sentito mio padre quando, tra un disco di Pino Daniele e un best of dei Queen, dovette chiedere aiuto per trovare il secondo disco di Brinei Spiar da regalarmi al compleanno.

Mi sono sentito vecchio dentro, che è un po' la stessa sensazione che hanno provato tutti quelli che ieri alle primarie del PD hanno votato uno che come ultima innovazione tecnologica ha introdotto Windows95 a casa sua.

venerdì 23 novembre 2012

''Smettetela di dire che Andrea era gay, sciacalli!''


Questo post nasce con la mia personale esigenza di rispondere apertamente al Signor Daniele Di Luciano, autore dell'articolo ''Smettetela di dire che Andrea era gay, sciacalli!''


Non so se Andrea fosse gay o meno, probabilmente a 15 anni nemmeno lui sapeva con con certezza chi fosse, capita a tutti gli adolescenti.
Probabilmente Andrea si stava conoscendo, stava imparando a capirsi come qualsiasi altro adolescente e una Società civile deve dare gli strumenti adatti per evitare il disagio adolescenziale e prevenire il suicidio. Che tu sia etero o gay.

Sciacallare sulla morte è facile, in Italia poi siamo bravissimi, ma è ancor più facile cadere nella banalità di gridare allo sciacallaggio per far passare messaggi ridicoli confezionati ad hoc per farli sembrare giusti, nobili.

Non sappiamo la vera causa del suicidio di Andrea, non sappiamo se era omosessuale, non sappiamo se il suo essere ''diverso'' (che non significa prettamente essere gay) fosse deriso, oggetto di scherno, offeso; ma ricordiamoci che la paura verso il ''diverso'' arriva principalmente da tutta l'intera Società, è da lì che nasce l'omofobia. La Società ha ucciso l'eccentricità di Andrea. Ed è forse questa la vera battaglia per i diritti gay, una battaglia contro una Società ipocrita che disprezza e non accetta ogni tipo di deviazione alla normalità ed è pronta ad ucciderla sul nascere.

Al Signor Daniele Di Luciano che scrive: ''Smettetela di chiedere leggi che vi eleverebbero un gradino più in alto degli etero'', vorrei dire ancora che se bacio il mio ragazzo in pubblico c'è una buona possibilità di essere aggredito verbalmente, psicologicamente e fisicamente; e anche che nonostante 10 anni di convivenza con il mio ragazzo, per lo Stato siamo solamente due estranei. 

Gli omosessuali vogliono elevarsi su un gradino in più solo per poter arrivare ai suoi stessi diritti che mai nessun omosessuale le toglierà. La negazione di un diritto non può basarsi sulle persone che mi porto a letto. Evitiamo di sciacallare anche su questo.

mercoledì 21 novembre 2012

Benvenuti nel Paese di Flavia Vento

Quand'è che dovremmo prendere in considerazione un'affermazione di Flavia Vento? Quando il suo pensiero riguardante il matrimonio per gli omosessuali esprime quello di un intero Stato (quello italiano) che incappa nello stesso banale errore della signorina Vento.

L'infelice affermazione di Flavia Vento: ''per me se due gay si amano devono vivere insieme, amarsi, ma non fare un matrimonio in chiesa con l’abito bianco, no.'' non è altro che la manifestazione di una scarsa intelligenza logica e di una sbagliatissima concezione della parola ''matrimonio'' legata ad una, apparentemente, indistruttibile tradizione di usi e costumi, che tralascia completamente l'aspetto civile e legale che dovrebbe avere ruolo fondamentale nella questione. 
Tale pensiero sempliciotto è comune, soprattutto tra chi ci governa, quindi la signorina Flavia Vento potrebbe anche smetterla con i suoi appelli disperati per entrare in politica, il Vento Pensiero in politica c'è già.

Spogliato il matrimonio delle sue tradizioni, dei Vera Wang e di Enzo Miccio, arriviamo al vero concetto di matrimonio che preserva e dichiara l'unità dei coniugi in ogni situazione legale e civile. Tutto ciò non ha nulla a che fare con la la Chiesa e con il concetto idilliaco di ''amore'', parliamo di un contratto. Noi coppie gay siamo un po' come una casa acquistata senza contratto, ci abitiamo dentro ma se ci cade la parete di una stanza non possiamo nemmeno aggiustarcela perché in realtà quella casa non è nostra. Se il mio compagno sbatte con l'automobile contro un palo non ho nemmeno il diritto di sapere le sue condizioni di salute perché agli occhi dello stato siamo praticamente due sconosciuti. E allora quali i sono i veri motivi dell'esser contro i matrimoni omosessuali?! Nel corso degli anni l'unica risposta che mi sono saputo dare è la scarsa intelligenza di un intero paese.

Chist'è 'o paese d''o sole, chist'è 'o paese d''o mare, chist'è 'o paese di Flavia Vento.

martedì 13 novembre 2012

Hitler e il chirurgo di Nina Moric insegnano

Un po' di anni fa si facevano ancora le vacanze estive con i genitori, Geri Halliwell non aveva ancora lasciato le Spice Girls, l'ultima moda in fatto di cellulari era il GSM e in un villaggio cilentano in cui era tradizione passare il mese di agosto, ebbi il mio primo incontro con i vegetariani. 
Avevano un area del villaggio completamente riservata, spiaggia privata, docce personali e bagni privati come se pisciare nel vaso di ceramica in cui aveva pisciato un mangiatore di Fiorentina e cotto di Parma fosse uno dei 7 peccati capitali. Mia madre li descriveva come una tribù eterea, pare camminassero volteggiando per aria, invece che pestare la terra come tutti noi; eppure lei non ha mai smesso di preparare il suo gateau di patate colmo di cotto e salame.

10 anni più tardi e molte girl band in meno, le cose si sono fatte più serie e i vengani hanno spodestato i vegetariani nell'eterna battaglia al perbenismo ambientale che tanto va di moda negli ultimi anni. Ognuno ha le sue passioni.
Lontano dall'esasperazione vegana e vicino alla concezione che l'essere umano non dovrebbe mangiare care tutto il giorno tutti il giorni, mi viene da domandarmi quando sia giusto spegnere il frigorifero per non consumare energia elettrica e farcelo sapere comodamente dai tasti del nuovo Mac Book attaccato, prima o poi, ad una presa di corrente. Quanto è giusto indossare una cintura di pelle Gucci regalataci al compleanno e insabbiare tutto sotto la parola "RICICLO".
Forse non siamo poi tutti così diversi, e sicuramente non servono i bagni privati visto che l'estremismo non ci ha mai portato a nulla di buono. Hitler e il chirurgo di Nina Moric insegnano.



venerdì 2 novembre 2012

Siamo tutti Bieberine

In un noioso pomeriggio d'autunno inoltrato, googlando il mio nome e cognome (chi non lo fa) ho trovato un mio vecchio profilo Flickr con foto risalenti a quando Simona Ventura faceva ancora parte di Mediaset. Nessuna foto porno e nulla di scandaloso, essere Paris Hilton non è mai stato ''cool'', eppure ho la necessità di eliminare quell'account che non ha utilità di esistere, peccato essersi registrati con quella mail MSN dal nick così imbarazzante che manco te lo ricordi.

Il web è fatto così: se ci butti qualcosa dentro, prima o poi lui te la sputa in faccia di nuovo. In fondo sono fortunato ad aver raggiunto una certa età prima che l'ADSL passasse da optional ad accessorio di serie: se oggi ridiamo tanto delle Bieberine, dei fan dei One Direction e del Selena Gomez Team è forse perché un tempo tutti noi siamo stati esattamente come loro, con l'unica fortuna di non aver avuto la possibilità di condividere col resto del mondo le foto degli Acqua attaccate sul nostro letto come un Santo a caso nella cella di Suor Paola.

Facciamo ammenda ogni tanto, dato che tra quelle foto strappate dal Cioè della compagna di banco  capeggiavano spesso e volentieri anche losche figure della storia umana come i Ragazzi Italiani e Nek.
Alla fine siamo tutti Bieberine.


venerdì 12 ottobre 2012

Stasera Sobri

Ultimamente questo blog è diventato il calendario ufficiale dei concerti a cui partecipo, e ce ne siamo fatti tutti una ragione, tranquillamente.

Signore di ogni età accompagnate da amiche o mariti, mamme con bambini, famiglie intere, coppie di ragazzini innamorati e ovviamente i gay, (i gay sono essenziali ai concerti pop, sono un po' come l'esplosione di coriandoli finale, senza non è la stessa cosa) questo il pubblico di Jennifer Lopez accorso ieri sera a Bologna per l'unica data italiana del suo primo (e a mio avviso anche ultimo) tour mondiale.
Diciamocelo, nonostante il successo di truzzate dance e campionamenti della Lambada vari, la vera J.Lo è quella che abbiamo conosciuto in quel periodo di transizione che dagli anni 90 ci ha catapultati prepotentemente nei 2000; e il suo show sembra riassumere questo concetto.

Nessuno va ad un concerto di Jennifer Lopez con la pretesa di ascoltare la voce di Maria Callas, eppure J.Lo riesce anche a cantare live (ogni tanto) regalandoci anche una versione acustica di If You Had My Love coperta da un drappeggio celeste che Laura Pausini levati.


Un Carnevale strafatto di glitter e porporina, con tanto di costumi che sembrano rubati dal guardaroba di Pamela Prati, ma che stranamente non sfocia mai nel cattivo gusto; questo è stata J.Lo ieri sera.
Jennifer si dimena, abbraccia il pubblico, raccoglie qualsiasi cosa i fan le lanciano sul palco, impossessata per un momento da Chris Martin si aggroviglia commossa in una decina di bandiere italiane, muove il suo famoso derrière e fa muovere quello del pubblico, vi sfido io a stare calmi su canzoni come Waiting for Tonight, Get Right o Love Don't Cost a Thing.
Con con uno show senza pretese, J.Lo riesce a tener testa a sue college più giovani, più alla moda e più ''sofisticate'' senza nemmeno l'aiuto di insulsi stratagemmi come tette da fuori e finti amplessi sessuali.












sabato 1 settembre 2012

[Record Club] Havoc and Bright Lights, Alanis Morissette

Ho visto Alanis Morissette dal vivo lo scorso luglio, all'Hydogen Festival di Piazzola sul Brenta. Palco scarno, band figa, leggings eco pelle Zara e soliti capelli lisci e lunghi come se il 1995 non fosse mai passato e in tv ci fosse ancora l'ultima stagione di Blossom. 
E' stato un concerto puramente di musica, neanche un ledwall capace di distrarti pochi secondi da ciò che accadeva sul palco. Setlist da greatest hits e alcuni (pochi) inediti tratti dal nuovo album che sarebbe poi uscito ad Agosto.
Impeccabile esecuzione sulla quale non mi soffermo, quale persona cresciuta negli anni 90 non si  emozionerebbe su Ironic? Chi non ha mai urlato You Oughta Know a qualcuno?
Ciò che mi ha realmente colpito è che è stata a prima volta in cui ho visto un'artista così distaccata e poco partecipe sul palco, Britney Spears a parte. Alanis ha cantato, intrattenuto, ha fatto bene il suo lavoro e nulla di più. 

Peccato, anche perché il nuovo disco, Havoc and Bright Lights, fornisce molti spunti visivi per offrire ai fan qualcosa in più. Atmosfere ariose, corpose e piene che offrono un pop a volte soffocato dalle chitarre e dalla batteria live. 
Prodotto da il praticamente a me sconosciuto Joe Chiccarelli e il ben più noto Guy Sigsworth, il primo singolo, Guardian, è un riassunto di tutto ciò che è il disco: trecce prodotte e poi ri-prodotte, da due artisti musicalmente molto lontani. La formula Chiccarelli+Sigsworth si ripete per metà delle tracce presenti in Havoc and Bright Lights, e allora ecco i suoni elettronici, astratti e inventati dal nulla da Sigsworth che vengono letteralmente stuprati dagli strumenti dal vivo di Chiccarelli. L'esperimento funziona in canzoni come Guardian, Woman DownCelebrity e Havoc (le uniche due canzoni di questo disco destinate a durare nel tempo), mentre in altre tracce fallisce miseramente regalandoci un pop rock a metà strada tra Michelle Branch e Vanessa Carlton che sembra appositamente scritto per uno spot televisivo a caso. La cosa si ripete per molte tracce prodotte da Chiccarelli (come EmpathyWin and Win e Receive), giocare a trovare il colpevole quindi risulta semplice.

Ciò che forse non delude sono le liriche (tipico punto di forza delle canzoni di Alanis): geniale il testo di Celebrity dedicato a chissà quale sgualdrina del pop (''I'm a tattooed sexy dancing monkey''), spigoloso quello di Woman Down, giusto un filo prima delle carie si ferma quello di 'Till You e topico il testo di Havoc.

Forse ci si aspettava qualcosa di più dal primo album di Alanis pubblicato sotto etichetta indipendente, invece Havoc and Bright Lights sembra quasi una foto di Annie Leibovitz passata sotto un filtro a caso di Instagram che l'ha rovinata per sempre; eppure, pur non facendo gridare al ''capolavoro'', il disco non delude. Nel suo complesso suona bene, le canzoni sono posizionate lì dove dovrebbero essere e l'una appartiene all'altra. Probabilmente smetteremo di ascoltare l'intero disco tra un paio di mesi (con le dovute eccezioni), ma per ora metterlo in auto e lasciarlo scorrere è piacevole.






Io che canto in Another Life delle Veronicas

Per il rientro dalle vacanze che non ho fatto, volevo parlare di qualcosa di più credibile ma poi è arrivata lei:


31 Anni, statunitense con l'inglese di una rumena (o rumena con l'inglese di una statunitense), Andrea Shavonne Williams approda sul youtube col suo britney-microfono per sfondare le porte del successo. Per ora ha sfondato solo le porte del mio cuore, mi sono completamente rivisto nella sua interpretazione di In Another Life delle Veronicas, praticamente sono io quando canto le Veronicas:

venerdì 13 luglio 2012

Tutta la vita Cher

Grande nottata per Cher su Twitter che come al solito risponde pure a chi le chiede quale pasta adesiva per la dentiera usa.



Sono convinto che tutti dobbiamo morire prima o poi. Tranne Cher. E mentre preparo una richiesta ufficiale all'Unesco per rendere il suo corpo Patrimonio Mondiale dell'Umanità, vi dico che se non seguite tutti Cher su Twitter siete tutti fan di Valerio Pino.

Chiara Ferragni succhiamelo

Abercrombie&Fitch e Hollister. Che ne pensate?
Sinceramente trovo straordinario il modo in cui vengono allestiti e gestiti i loro store, sono curati e sinceramente anche se mi stai vendendo una roba di 3 euro preferirei tu me la presentassi nel modo più decoroso che esista, ad esempio gli store Bershka sono sempre poco curati, capi gettati un po' ovunque a caso, spesso li trovi a terra senza che nessun commesso si preoccupi di alzarli e sinceramente manco regalata la vorrei una maglia calpestata da chiunque. Come funziona? La roba che ti fa merda la prendi e la butti a terra? No grazie.


Da Abercrombie&Fitch e Hollister è invece tutto molto curato, sarà l'effetto che fanno le luci soffuse che manco ti fanno rendere conto di ciò che stai comprando, però l'atmosfera che si respira mi piace. Per quanto riguarda le linee di abbigliamento sinceramente odio i loghi spesso troppo ingombranti messi su ogni capo e pur ammettendo che la qualità della merce è più alta rispetto a quella di H&M o simili, non ci trovo un giusto rapporto qualità prezzo e quindi spesso rinuncio a comprare.

Ciò di cui davvero non posso far a meno, però, sono i profumi. Non amo molto i profumi, più che altro mi piace avere i miei vestiti profumati, e così ieri per la non modica cifra di 32 euro, ho preso il Jake di Hollister (boccetta da 30ml). Il prezzo è pari a quello che si spenderebbe per un profumo di alte case di moda, ma quasi sempre a me quei profumi non piacciono. Nella mia vita ho avuto 3/4 profumi Dolce&Gabbana e oltre a non far impazzire il mio olfatto, non erano nemmeno persistenti. Li spruzzavi e tre quarti d'ora dopo già non te ne accorgevi più di indossarli.
Ma alla fine della giornata il consiglio poi è sempre lo stesso: LAVATEVI!

mercoledì 11 luglio 2012

Cose da far diventare popolari

Quando ero piccolo avevo tante borracce, la maggior parte erano della Disney e una delle mie preferite era quella di Hercules, era trasparente e aveva il doppio strato dove dentro galleggiavano piccoli personaggi del film e brillantini. Vorrei ritrovarla e andarci in giro, perché la mia missione per quest'oggi e far tornare di moda le borracce, non avrò pace fin quando non vedrò gli scaffali di Zara e H&M pieni di borracce, voglio vedere le i fashion blog di tutto il mondo colmi di outfit con borracce, l'ho persino detto su Viddy che sostanzialmente è un Instagram con mini video al posto delle foto.



Ho appena ascoltato il nuovo singolo di George Michael, spruzza merda da tutti i pori della sua faccia sulla cover. Che delusione.

lunedì 9 luglio 2012

Il gelato più figo

E' ufficiale, il gelato più figo è il ghiacciolo. E' così retrò, economico ed l'unico gelato che non mi fa venire sete dopo averlo mangiato.
 Immaginate poi quanto può essere figo un ghiacciolo azzurro! Non mi chiedete a che gusto era perché non sono riuscito a decifrarlo.

domenica 8 luglio 2012

Insegnatemi a comprare da H&M

Il mio primo incontro con H&M avvenne nel 2007 a Vienna, quando in Italia ancora non era così diffuso e le fashion blogger erano solo una leggenda metropolitana tipo la fine del mondo annunciata dai Maya.

Grazie alle collaborazioni con Nostra Signora di Tutto, Madonna, e con la Regina degli Elfi, Kylie Minogue, io già conoscevo il brand e prima di mettere piede in uno dei loro store me lo immaginavo come un posto incantato dove entravi e per 9 euro e 99 ne uscivi vestito come Justin Timberlake (quando ancora contava qualcosa). Dallo store di Vienna portai a casa un misero e davvero brutto braccialetto con chiusura a calamita che per fortuna è stato disperso e mai più ritrovato.
Stessa storia più o meno per gli H&M di Londra, Milano, Barcellona, Roma, Parigi, Zagabria e ovviamente Napoli.

Sarà il mondo in cui viene disposta la roba, o il troppo poco ordine degli scaffali, oppure ancora i probabili abbinamenti sui manichini, ma la mia faccia schifata quando entro da H&M meriterebbe una pagina fan su Facebook.

I cardigan non mi calzano mai perfettamente e ti va bene se non acquistano l'aspetto di un capo preso dagli abiti per l'orto di mio nonno nel giro di 4 settimane, i jeans mi nascondono il poco culo che mi ritrovo, i pantaloncini sono sempre troppo lunghi e le t-shirt a volte sono tagliate in un modo che sembrano destinate a dagli abitanti di chissà quale pianeta con una forma fisica completamente diversa da quella che ha il corpo umano.

Completamente anticostituzionale, poi, dovrebbe essere il reparto intimo uomo: slip che sembrano fatti di una fibra ricavata dalla carta vetrata e boxer in nylon con stampe improbabili che mi vengono le pene all'uccello al solo lontano pensiero di indossarli per 7 minuti.
L'unica cosa di cui sono davvero innamorato sono i boxer corti in cotone, tanto carucci da usare come pigiama. 

Non è affatto snobismo, ci sono persone che su H&M fondano il loro guardaroba e io le invidio così come Sara Tommasi invidierebbe una carriera qualsiasi, quindi lancio un appello: fate un post, un libretto per le istruzioni, girate un tutorial e insegnatemi a comprare da H&M.





venerdì 6 luglio 2012

#RipAlizée

Dovrei fare un RIP sulla rubrica RIP e invece questa settimana lo dedichiamo alla Francia, pià precisamente alla Corsica e ancora più nello specifico alla mia cantante francese preferita dopo Dalida (si lo so che è nata a Il Cairo), Alizée...

Prodotta da quel mito di Mylène Gautier, Alizée diventa popolare nel mondo grazie alla celeberrima Moi... Lolita, il quale video vede la nostra eroina francese fuggire di casa dopo essere stata stuprata con un panno bagnato dalla giunonica madre contraria allo stile di vita da ''troietta'' della figlia. Tutto ciò accadeva nel 2000 e lo sapete tutti.


Dopo il lampante successo di Moi... Lolita, Alizée torna nell'anonimato più o meno in tutto il globo, fatta eccezione per la Francia, il Messico (dove riesce a pubblicare anche un best of) e alcune cerchie gay. Tuttavia, ad oggi gli pubblicati dalla Stella della Senna sono ben quattro, più uno live e uno in arrivo a breve.

Tutti di poco conto restano i suoi dischi, fatta eccezione per quel quel gioiellino elettro pop che è Une enfant du siècle del 2010: testi poco scontati, arrangiamenti freschi e attuali ancora oggi e una raffinatezza in tutto il progetto che probabilmente Alizée non raggiungerà mai più.

Maritata, ingravidata, sgravidata e quasi trentenne ma con le solite fattezze di una quindicenne e l'altezza di Mariano Apicella, Alizée è pronta a tornare. Il nuovo singolo, À Cause de l'Automne, è uscito la scorsa settimana in anteprima sul suo sito ufficiale e purtroppo si scosta dall'ultimo suo lavoro tanto amato da me, ma da una che usa le emoji per iPhone peggio di Cher che te vuoi aspettà?! 
Vive La France!